Elettronica – Audio HIFI

dal 1978 a Vittoria RG

Myo – il wearable per eccellenza

myo_image_blackDimenticate mouse, tastiere e periferiche della serie kinect e simili. Prendete il dispositivo wearable di ThalmicLabs, l’ormai noto MYO e lasciatevi cullare da quella avveneristica sensazione di potere assoluto sulle macchine.

quando iron man è d’esempio

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Ricordate la scena futuristica, nel film sopra citato, in cui il protagonista progetta la sua armatura attraverso un sistema di gestures chiacchierando con l’assistente digitale di turno? Gestures rilevate da un terminale e tradotte in “azioni digitali”. Bene quel terminale rimarrà al proprio posto dato che con Myo potrete gestire la maggior parte delle funzioni con il vostro avanbraccio!

il futuro è presente

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La doppia introduzione, necessaria solo a chi come me è ancora incredulo, è comunque utile a sottolineare un aspetto sostanziale del device. Se Myo avrà successo sconvolgerà totalmente l’uso che facciamo attualmente delle nostre tecnologie. Se n’è parlato in un articolo precedente (vedi firephone di amazon) di questa tendenza dei produttori ad assottigliare l’esperienza tattile e quindi fisica di interfaccia con un device, per sostituirla con una prettamente visiva e recettiva annullando di fatto l’interazione classica, quasi “analogica”, in una dinamica e innovativa ove l’azione corrisponde quasi a un automatismo fisiologico (vedi le gestures o il movimento del capo).

non solo muscoli

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Scopo di Thalmic, fondata nel 2012 da tre ex studenti dell’università di Waterloo, è cambiare il modo in cui le persone interagiscono con la tecnologia. Myo è un dispositivo wearable in grado di tradurre i segnali elettrici dei muscoli dell’avambraccio in comandi digitali con una tecnica chiamata elettromiografia. Esso capta le trasmissioni elettriche dei muscoli quando eseguono gesti. Quando girate o aprite una mano, o muovete le singole dita, una serie di impulsi elettrici percorrono il vostro avambraccio. Questi impulsi vengono rilevati e raccolti per comunicare a un software quale movimento o gesto avete espresso traducendosi in seguito in “azioni digitali”. In questo modo si è stilato un set di modelli  specifici e creato comandi digitali. Il sensore che rileva le gestures è dotato di una sorta di bio-feedback rendendolo capace di migliorarsi nella lettura dei movimenti. Inoltre, Myo vibra quando la persona completa un gesto riconoscibile: in questo modo anche gli utenti imparano  a comprenderne l’utilizzo. Questo avviene in tempo reale e gli usi a cui si può pensare sono infiniti.

Un controller per console, un dispositivo dedicato alla domotica, in ufficio per presentazioni o in campo di battaglia per comandare droni e simili.

per i developers

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Il loro progetto riscuote successi e loro assicurano una compatibilità con i maggiori sistemi tra cui android, ios e windows. Mettono a disposizione un pacchetto che comprende il Myo in bianco o nero, 1 cavo usb standard, 1 adattatore Bluetooth per windows e mac e 10 clip per adattare Myo al vostro avanbraccio. Il tutto a 199.00 dollari americani.

Dimensioni e peso
Dimensione del braccio: espandibile tra circonferenza avambraccio 7.5-13 pollici (19-34 cm)
Peso: 93 grammi
Spessore: 0,45 pollici
Gestualità e movimento
gesti delle mani rilevati dai sensori di muscolo EMG proprietarie
sensore di movimento altamente sensibili

Hardware

Sensori
Sensori EMG in acciaio inox, altamente sensibili IMU nove assi contenente il giroscopio, accelerometro, magnetometro a tre assi
LED
Doppio indicatore LED
Processore
Processore M4 ARM Cortex
Feedback tattile
Breve, medio, lunghe vibrazioni

 

Phoneblocks/Project Ara – Google è customizzabile

Project-Ara1Un progetto nato come Phoneblocks ma noto ai più con il nome in codice Project Ara. Google ne ha fatto emblema di uno scenario possibile e che si sta materializzando, strizzando l’occhio a tutto quel filone che riguarda l’open source, sia hardware che software. Le parole d’ordine sono personalizzazione, ecologia e artigianalità (almeno quelle di phoneblocks).

phoneblocks

“A phone worth keeping”

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Il concept iniziale ha avuto origine nel 2012. Il designer olandese Dave Hakkens ha annunciato il concetto di Phonebloks, telefono modulare potenzialmente indipendente dai big del settore, nel settembre 2013 con obbiettivo principale la riduzione dei rifiuti elettronici. A distanza di un mese, ottobre 2013, Motorola annuncia la sua collaborazione, con phoneblocks, attivando il progetto Ara. È necessario ricordare, facendo un passo indietro, che Google acquisì Motorola mobile nel 2011 e che si interessò alla telefonia modulare acquistando per esempio brevetti da Modu.

come funziona

components

Phoneblocks è costituito da una scheda principale, una sorta di mainboard, detta endos (un esoscheletro metallico unico componente prodotto da google) che ospita su di un lato i cosiddetti “blocks” blocchetti o piastrelle o mattoncini lego tutti dotati singolarmente di funzioni diverse e specifiche . Una volta “montati” i blocks sulla mainboard il collegamento è istantaneo e funziona come un interruttore collegando tutti i moduli attraverso magneti elettropermanenti, il concept prevede la sostituzione a device acceso, dunque un blocks per la batteria, uno per la fotocamera, un altro per il Wi-Fi e via dicendo. Sull’altro lato della mainboard va alloggiato il display che può essere di vari modelli e dimensioni in base alle esigenze dell’utente. Tre le dimensioni proposte all’utente con slot modulari da 2×5 ; 3×6 ; 4×7. I blocks saranno, potenzialmente, prodotti da terzi.

la speranza è ultima a morire

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Uno degli obbiettivi principali, si è detto, è la riduzione dei rifiuti elettronici.  Nel video promozionale ufficiale di phoneblocks questo è evidente ma quanto realizzabile? C’è una buona parte di critica che pensa questo sia paradossale in un device di tale concezione dato che i pezzi intercambiabili sarebbero molteplici. Proprio sulla questione dei blocks nasce poi un dubbio riguardo chi saranno i produttori. Si parla di una moltitudine di OEM che produrranno i pezzi o solo di alcuni big? La questione si lega anche al filone di artigianato digitale e open source hardware che con stampanti 3d e progetti da crowfounding potrebbero sviluppare una enorme rete di produttori/consumatori. Sarà permesso? C’è chi  intanto ha già pensato un servizio di stampa delle “shells” che vanno a rivestire i vari moduli e Google pensa di offrire un servizio simile tramite il proprio store.

project Ara

“The smartphone is one of the most empowering and intimate objects in our lives. Yet most of us have little say in how the device is made, what it does, and how it looks. And 5 billion of us don’t have one. What if you could make thoughtful choices about exactly what your phone does, and use it as a creative canvas to tell your own story?

Introducing Project Ara.

Designed exclusively for 6 billion people”

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nel frattempo google

project-aras

Un device attualmente ha un ciclo di vita relativamente breve, phoneblocks/Ara lo allungherebbe. Ci sarebbe scambio di moduli con altri utenti e di moduli non funzionanti con dei nuovi. Gli aggiornamenti hardware sarebbero più semplici e immediati e ancor più, meno costosi. Rimane la questione del rapporto tra efficienza volumetrica e modularità a discapito di peso e dimensioni complessive. Google introduce insomma un sistema dinamico che non si era mai visto nel mercato della telefonia, ampliando la propria competenza oltre l’open software (android) e le possibili personalizzazioni, per sfociare nel campo open hardware rendendo chiunque, di fatto, capace di costruire moduli senza licenze o canoni. Nascerebbero così centinaia di produttori che visti i costi ridottissimi si avvicinerebbero al mercato, pronto a nascere, della telefonia modulare. Big G ha pensato a tutto con conferenze per sviluppatori e campagne promozionali con l’obbiettivo di mettere in commercio il primo modello commerciale già nel 2015. La fidelizzazione è personalizzazione e con project Ara siamo nel futuro. Un futuro per 6 miliardi di persone.

sta arrivando

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Novità per Project Ara, Google annuncia (con lo spot in alto) che il dispositivo sarà disponibile a metà di questo anno e che i moduli disponibili saranno circa trenta. Unico accento negativo, la messa in commercio è limitata al Puerto Rico. Progetto pilota, dunque, per capire quanto potrà avere successo il nuovo modello Spiral 3.

Official site:  http://motorolaara.com/

Android Lollipop – il design secondo google

materialdesign-goals-landingimage_large_mdpiMatìas Duarte, cileno classe “73, è un computer interface designer, vice presidente di Google Design, ha cambiato Android con il suo “material design”. Colori pastello, card e responsive per un sistema tutto da assaporare. Android Lollipop è arrivato.

il materiale è la metafora

style-color-colorstory-01_large_mdpiSuperfici piatte, tinte unite, finestre dinamiche e ombreggiate. La filosofia del material design estrae dalla realtà tattile e visiva quegli elementi tipici di carta e inchiostro per tradurli in interfaccia digitale. Retaggio di elementi progettuali nel’ottica della tipografia e della composizione dedita alla stamapa, le card, i colori affiancati allo spazio “carta”, il bianco per intenderci, accordati a griglie compositive, la giustapposizione delle scale cromatiche creano una gerarchia sistemica che semplifica e rende intuitivo un sistema operativo che peccava di fronzoli stilistici.

responsive mood

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In un momento in cui tutte le major informatiche, che offrono sistemi operativi, si rivolgono al cross Platform (multi piattaforma) Google Design arriva in tempo e con una scelta stilistica, e aggiungerei manageriale, azzeccata e affascinante. Dopo il restyiling di iOS e le piatte live tile di Windows, l’azienda di Mountain wiew rigenera e rinfresca la sua interfaccia, applicabile a qualunque formato, cominciando con i googlefonini e distribuito in seguito agli altri OEM.

l’importanza del changelog

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  • Material Design: rinnovamento della UI con un nuovo stile grafico che ormai tutti conosciamo
  • Notifiche più “smart”, con la possibilità di rispondere a messaggi dalla schermata di sblocco, selezionando quali contatti “privilegiare”. Possibile anche rifiutare o rispondere ad una chiamata senza interrompere ciò che si sta facendo grazie ad un pop-up interattivo.
  • Batteria: nuova funzionalità “risparmio energetico” capace di donarci un’ora e mezza di utilizzo aggiuntiva. L’icona nella notification bar ci mostrerà quanto tempo manca alla ricarica completa del componente.
  • Sicurezza: gli smartphone smarriti o rubati potranno essere controllati da remoto per eseguire una crittografia dei dati. Incluso SELinux di default per una migliore difesa contro malware e simili. Possibile anche associare un device dotato di NFC allo smartphone in questione per uno sblocco sicuro.
  • Multi-utenti: funzione già presente sul Nexus 7, che consente la creazione di più utenti su un unico telefono, presente anche un “utente Guest” per mostrare il terminale ad un pubblico poco interessato ad i nostri dati.
  • Nuovi toggle e possibilità di accedere alle impostazioni più utilizzate tappando due volte sulla parte alta dello schermo.
  • Migliorata la ricezione e la gestione del Bluetooth per un consumo minore di energia, aggiunti nuovi criteri di sicurezza per la connessione a reti Wi-Fi.
  • Runtime ART attiva di default, con un incremento prestazionale notevole.
  • Possibilità di poter interagire in vari modi con i processi in background.
  • Pieno supporto ai SoC a 64-bit senza alcun emulatore: il linguaggio JAVA a 64-bit verrà eseguito naturalmente.
  • Miglioramenti generali al comparto audio, video, e fotografico, con la possibilità di collegare microfoni / altoparlanti ed altro tramite la presa micro-USB.
  • Pieno supporto alle OpenGL ES 3.1 per una grafica ancora migliore di quanto già non sia.
  • Supporto di nuovi formati per le immagini come YUV e Bayer RAW.
  • “OK Google” anche a display spento.
  • Android TV basata su Android 5.0, verrà adottata da parecchi partner.
  • Migliorate le opzioni per gli ipovedenti.
  • Aggiunte 15 nuove lingue.

Vi lascio al video:

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Official site:   http://www.google.com/design/

OkGlass, dimmi della realtà aumentata…

untitledSe ne chiacchiera da un paio d’anni, Google Glass è un progetto straordinario, trova già mille applicazioni in diversi settori, da quello medico a quello industriale. Non sono ancora in vendita sul mercato consumer ma con il programma Google Glass Explorer Edition gli sviluppatori hanno già messo le mani su un prodotto che promette bene. Un prodotto che presto accompagnerà la quotidiana realtà di noi tutti.

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realtà aumentata?

untitsledLa realtà aumentata (Augmented Reality) è la sovrapposizione di informazioni digitali, siano esse testuali o visive, alla percezione sensoriale umana. Ovvero, attraverso sistemi di proiezione o schermi, viene simulata un’interfaccia visiva, composta da varie informazioni, che va ad “aumentare” quella  che è la percezione di default di un essere umano, determinata dai cinque sensi, in una specifica situazione. Questo è totalmente differente, per esempio, dalla realtà virtuale di “Oculus Rift” (vedi articolo), nella AR la realtà rimane quella che percepiamo direttamente, con l’aggiunta di informazioni contestuali.

nel dettaglio?

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Nell’immagine si può osservare un piccolo parallelepipedo trasparente, un prisma al suo interno riceve le immagini inviate da un micro proiettore, a loro volta inviate dal software, l’occhio infine fa il resto. Una particolarità di questi occhiali indossabili è la trasmissione dell’audio, nessun auricolare (anche se è possibile utilizzarlo) accade tutto tramite conduzione ossea ovvero la trasmissione del suono attraverso le ossa del cranio all’orecchio interno. Curioso? La conduzione ossea è il motivo per cui ci chiediamo sempre il perché del suono diverso della nostra voce registrata e riprodotta da un dispositivo. Il mistero sta nelle basse frequenze trasmesse dal cranio che a differenza dell’aria riduce il tono e l’intensità della propria voce apparendo diversa alle orecchie altrui o alle proprie nel caso di una registrazione.

per i geek!

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Naselli (disponibili in due dimensioni) regolabili e telaio resistente adattabile a qualsiasi volto, display ad alta risoluzione l’equivalente di uno schermo a 25 pollici ad alta definizione da otto metri di distanza, fotocamera 5 MP, video  720p, audio con trasduttore a conduzione ossea, connettività WiFi – 802.11 b / g , Bluetooth. Archiviazione 12 GB di memoria utilizzabile, sincronizzato con Google cloud storage. 16 GB Flash totale. Batteria un giorno di utilizzo tipico. Alcune funzioni, come la registrazione video, ne riducono la durata. Carica batterie e Cavo Micro USB incluso. Compatibilità mobile con MyGlass app che consente di impostare contatti e altro. È disponibile per Android e iOS. Prezzo? 1500 dollari.

tanta tecnologia in 43g

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Comandi vocali, trasduttore osseo, comandi soft touch, collegamento a internet… insomma questi Glass di bigG sembrano davvero un concentrato di innovazione. Gli usi che se ne possono fare sono molti, ultimamente uno in particolare mi ha colpito si tratta di “Captions” un’ app sviluppata sulle specifiche capacità tecnologiche di Google Glass. Il funzionamento di tale app è semplice, tradurre in tempo reale ciò che l’interlocutore sta dicendo mostrando la traduzione sullo schermo. I settori sono potenzialmente infiniti: turismo,soccorso medico,istruzione, la possibilità di avere una traduzione istantanea per abbattere finalmente le barriere linguistiche. Vi lascio al video.

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Official site: http://www.google.com/glass/start/

 

Android Auto – Integrazione smartphone auto by Google

Dopo essere entrato nelle nostre case (attraverso il computer) e nelle nostre tasche (grazie agli smartphone), ora Google punta a diventare una presenza costante anche nelle nostre macchine. Il nuovo campo di battaglia dei colossi dell’elettronica, infatti, sembra spostarsi verso i sistemi di integrazione degli smartphone in auto, come dimostrano la presentazione, mercoledì scorso alla conferenza degli sviluppatori Google I/O a San Francisco, di Android Auto. Che è la risposta open source alla piattaforma CarPlay di Apple, annunciata lo scorso marzo al Salone di Ginevra. In entrambi i casi, si tratta di sistemi che permettono di usare cellulare e tablet attraverso i comandi e lo schermo tattile dell’automobile, per mandare messaggi, leggere mail, consultare le mappe o ascoltare musica in streaming.

Obiettivo? Migliorare la sicurezza in auto: maneggiare il telefono è pericolosissimo, oltre che vietato dal Codice della strada. E se è vero, come si legge sul blog di Google, che “la maggior parte delle persone controlla il cellulare più di 150 volte in un giorno”, e che “molti di noi vogliono essere connessi anche quando guidano”, ben vengano sistemi efficaci, chiari, gestibili tramite comandi vocali per restare connessi alla Rete senza distogliere lo sguardo dalla strada. Beninteso, di sistemi per utilizzare i cellulari in auto ne esistono già, ma rispetto a Mirror Link o ad altre piattaforme disponibili sul mercato, i nuovi sistemi Apple e Google promettono un’interazione migliore fra macchina e dispositivi mobili, poiché disegnati appositamente per il relativo sistema operativo. Rispetto alla piattaforma CarPlay, che come da filosofia Apple è un sistema chiuso e oggi funziona solo con gli iPhone 5, 5S e 5C, il sistema di Google ha il vantaggio di sfruttare il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo, di essere personalizzabile e aperto a tutti i produttori di smartphone e tablet e a tutti gli sviluppatori di applicazioni.

Secondo quanto dichiarato dal direttore tecnico di Android Patrick Brady durante la conferenza di presentazione, Android Auto è un’interfaccia ottimizzata per la guida che sfrutta alcune delle applicazioni presenti sul cellulare, il che permette al sistema di aggiornarsi ogni volta che si aggiorna (o si cambia) il telefono. Nella speranza che la piattaforma installata in auto nel 2014 sia in grado di dialogare con gli smartphone che utilizzeremo fra otto o dieci anni…

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Per allargare al massimo il bacino dei suoi utenti, intanto, Google ha fondato la “Open Automotive Alliance”, che riunisce decine di aziende automobilistiche e tecnologiche fra cui i gruppi Fiat-Chrysler (con i marchi Fiat, Abarth, Alfa Romeo, Maserati, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram),Volkswagen (Audi, Volkswagen, Seat, Skoda), General Motors (Chevrolet, Opel), e poi Honda,Mazda, Suzuki, Renault, Nissan e Volvo. Anche Apple ha già raccolto le adesioni di diversi marchi al suo CarPlay (nella foto in basso): quest’anno lo proporrà su veicoli Ferrari, Honda, Hyundai, Mercedes e Volvo, e in futuro anche su BMW, Audi, Citroën, Peugeot, Ford, Jaguar, Land Rover, Kia, Mitsubishi, Opel, Subaru, Suzuki e Toyota. C’è da aspettarsi, però, che nessun costruttore voglia limitare la sua clientela ai possessori di un certo tipo di cellulare e che, col passare dei mesi, tutti si attrezzeranno per proporre entrambe le interfacce.

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L’interesse di Google per le auto, comunque, va oltre la telefonia e l’infotainment automobilistico. Android Auto garantirà innanzitutto la fedeltà degli utenti Android, e dunque permetterà al sistema operativo di mantenere la supremazia nel mondo mobile: visto che cellulari e tablet si cambiano molto più spesso dell’auto, Google invoglierà chi possiede una macchina con Android Auto a restare su un cellulare Android, piuttosto che passare ad un (almeno per ora) incompatibile iPhone. Inoltre, “big G” potrà raccogliere dati sul nostro modo di guidare, scegliere percorsi, utilizzare navigatori e musica in streaming. Una gigantesca mole di informazioni che milioni di dispositivi Android potrebbero raccogliere direttamente sulla strada per facilitare l’azienda californiana nella progettazione della sua Google car a guida autonoma.

Fonte articolo: Il fatto quotidiano 

Google Nexus 5 – Il GooglePhonino allo stato brado

Ieri sera alle 19.00 ora italiana Google ha lanciato sul mercato il suo nuovo super device, Google Nexus 5. In collaborazione con LG il nuovo smartphone di casa Google promette super prestazioni e multimedialità da top di gamma a partire da 349€. Quindi possiamo affermare che anche per il prezzo sia da top convenienza! Equipaggiato con il nuovo Android™ 4.4 (KitKat®), con il suo processore quad core da 2.3Ghz e ben 2Gb di memoria Ram a bordo il Nexus 5 è pronto a guadagnarsi l’appellativo di Super GooglePhonino! Noi abbiamo già acquistato la versione da 16Gb  e aspettiamo di riceverlo nelle prossime settimane per recensirlo e mostrarvi le sue effettive qualità, per il momento vi lasciamo al suo video di presentazione e alle caratteristiche tecniche che trovate direttamente nel playStore di Google.

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