Elettronica – Audio HIFI

dal 1978 a Vittoria RG

Phoneblocks/Project Ara – Google è customizzabile

Project-Ara1Un progetto nato come Phoneblocks ma noto ai più con il nome in codice Project Ara. Google ne ha fatto emblema di uno scenario possibile e che si sta materializzando, strizzando l’occhio a tutto quel filone che riguarda l’open source, sia hardware che software. Le parole d’ordine sono personalizzazione, ecologia e artigianalità (almeno quelle di phoneblocks).

phoneblocks

“A phone worth keeping”

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Il concept iniziale ha avuto origine nel 2012. Il designer olandese Dave Hakkens ha annunciato il concetto di Phonebloks, telefono modulare potenzialmente indipendente dai big del settore, nel settembre 2013 con obbiettivo principale la riduzione dei rifiuti elettronici. A distanza di un mese, ottobre 2013, Motorola annuncia la sua collaborazione, con phoneblocks, attivando il progetto Ara. È necessario ricordare, facendo un passo indietro, che Google acquisì Motorola mobile nel 2011 e che si interessò alla telefonia modulare acquistando per esempio brevetti da Modu.

come funziona

components

Phoneblocks è costituito da una scheda principale, una sorta di mainboard, detta endos (un esoscheletro metallico unico componente prodotto da google) che ospita su di un lato i cosiddetti “blocks” blocchetti o piastrelle o mattoncini lego tutti dotati singolarmente di funzioni diverse e specifiche . Una volta “montati” i blocks sulla mainboard il collegamento è istantaneo e funziona come un interruttore collegando tutti i moduli attraverso magneti elettropermanenti, il concept prevede la sostituzione a device acceso, dunque un blocks per la batteria, uno per la fotocamera, un altro per il Wi-Fi e via dicendo. Sull’altro lato della mainboard va alloggiato il display che può essere di vari modelli e dimensioni in base alle esigenze dell’utente. Tre le dimensioni proposte all’utente con slot modulari da 2×5 ; 3×6 ; 4×7. I blocks saranno, potenzialmente, prodotti da terzi.

la speranza è ultima a morire

phonebloks_open

Uno degli obbiettivi principali, si è detto, è la riduzione dei rifiuti elettronici.  Nel video promozionale ufficiale di phoneblocks questo è evidente ma quanto realizzabile? C’è una buona parte di critica che pensa questo sia paradossale in un device di tale concezione dato che i pezzi intercambiabili sarebbero molteplici. Proprio sulla questione dei blocks nasce poi un dubbio riguardo chi saranno i produttori. Si parla di una moltitudine di OEM che produrranno i pezzi o solo di alcuni big? La questione si lega anche al filone di artigianato digitale e open source hardware che con stampanti 3d e progetti da crowfounding potrebbero sviluppare una enorme rete di produttori/consumatori. Sarà permesso? C’è chi  intanto ha già pensato un servizio di stampa delle “shells” che vanno a rivestire i vari moduli e Google pensa di offrire un servizio simile tramite il proprio store.

project Ara

“The smartphone is one of the most empowering and intimate objects in our lives. Yet most of us have little say in how the device is made, what it does, and how it looks. And 5 billion of us don’t have one. What if you could make thoughtful choices about exactly what your phone does, and use it as a creative canvas to tell your own story?

Introducing Project Ara.

Designed exclusively for 6 billion people”

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nel frattempo google

project-aras

Un device attualmente ha un ciclo di vita relativamente breve, phoneblocks/Ara lo allungherebbe. Ci sarebbe scambio di moduli con altri utenti e di moduli non funzionanti con dei nuovi. Gli aggiornamenti hardware sarebbero più semplici e immediati e ancor più, meno costosi. Rimane la questione del rapporto tra efficienza volumetrica e modularità a discapito di peso e dimensioni complessive. Google introduce insomma un sistema dinamico che non si era mai visto nel mercato della telefonia, ampliando la propria competenza oltre l’open software (android) e le possibili personalizzazioni, per sfociare nel campo open hardware rendendo chiunque, di fatto, capace di costruire moduli senza licenze o canoni. Nascerebbero così centinaia di produttori che visti i costi ridottissimi si avvicinerebbero al mercato, pronto a nascere, della telefonia modulare. Big G ha pensato a tutto con conferenze per sviluppatori e campagne promozionali con l’obbiettivo di mettere in commercio il primo modello commerciale già nel 2015. La fidelizzazione è personalizzazione e con project Ara siamo nel futuro. Un futuro per 6 miliardi di persone.

sta arrivando

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Novità per Project Ara, Google annuncia (con lo spot in alto) che il dispositivo sarà disponibile a metà di questo anno e che i moduli disponibili saranno circa trenta. Unico accento negativo, la messa in commercio è limitata al Puerto Rico. Progetto pilota, dunque, per capire quanto potrà avere successo il nuovo modello Spiral 3.

Official site:  http://motorolaara.com/

Fire phone – lo smartphone targato amazon

bwa199 dollari il prezzo di lancio con contratto con un noto operatore telefonico e dopo pochi mesi dall’uscita pur mantenendo il contratto viene proposto a o,99 dollari. Ifixit dice: è complicato da smontare e dunque da riparare! Le recensioni negative si accumulano sull’ e-commerce nella pagina del prodotto: 1,965 i giudizi a una stella! Alcuni lamentano la breve durata della batteria, altri la scarsa intuitività dell’interfaccia! Lanciate un mayday (funzione integrata tra l’altro)! Insomma lo sforzo del colosso di Seattle è stato vano per una serie di motivi che però potrebbero aver trovato rifugio dietro una tecnologia pseudo 3D che forse e sottolineo “forse” ri-vedremo in un remake, annunciato, del dispositivo.

il flop è sempre possibile

L’introduzione dell’articolo con questa cattiva notizia, almeno per amazon dato che il fire phone è stato un insuccesso, è semplicemente un espediente per togliersi il pensiero e passare al protagonista vero e proprio del fire phone.

prospettiva dinamica

rynynsEcco la principale caratteristica di questo device, che sembra innovare in un ambito poco esplorato da altri produttori di tecnologia mobile. Sul frontale il fire phone monta quattro sensori che rilevano informazioni che riguardano il punto in cui l’utente si trova rispetto al display. Questi sensori, potremmo dire alla stregua del più fortunato kinect, sono tarati per identificare i movimenti del viso e/o degli occhi e rispondere in termini di navigazione dinamica dell’interfaccia. In questo caso un movimento particolare simula una prospettiva dinamica, dando la sensazione di profondità e tridimensionalità. Per esempio le icone delle app saranno tridimensionali se viste da un angolo di visione obliquo. Così le mappe, i giochi e via dicendo.

mappe, videogiochi e gestures

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In questo video si evincono le caratteristiche peculiari di un certo concept che pian piano sta prendendo forma nei device di nuova generazione. Potremmo dire, azzardando, che si tratta di quella tendenza dei produttori ad assottigliare l’esperienza tattile e quindi fisica di interfaccia con un device, per sostituirla con una prettamente visiva e recettiva annullando di fatto l’interazione classica, quasi “analogica”, in una dinamica e innovativa ove l’azione corrisponde quasi a un automatismo fisiologico (vedi le gestures o il movimento del capo).

tecnologia firefly

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Tale teconologia, pur non essendo sorprendentemente miracolosa, fa convergere in se una serie di idee. La premessa necessaria è la seguente: si sta analizzando un prodotto realizzato da amazon, e-commerce per eccellenza, che farà da ancella nei nostri acquisti quotidiani. L’ipotesi è quella di poter semplificare in maniera esponenziale gli acquisti on-line. Se voleste possedere questo smartphone sappiate che è veicolo di servizi amazon. Tornando alla tecnologia firefly, che unisce riconoscimento di musica, video e prodotti e numeri telefonici, è logico pensare ad una integrazione capillare con le sezioni commerciali del relativo e-commerce.

specifiche tecniche

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Fire Phone ha una scocca dal design sobrio, semplice, caratterizzata da una cornice di gomma che contiene un display da 4,7 pollici resistente agli urti grazie a Gorilla Glass. Il comparto hardware è performante: all’interno è infatti presente un processore quad core Qualcomm Snapdragon 800 da 2,2 Ghz, GPU Adreno 330, 2 GB di RAM e storage da 32/64 GB; la fotocamera principale ha un sensore da 13 megapixel con obiettivo f/2.0 e stabilizzatore ottico dell’immagine (OIS), e sarà possibile archiviare illimitatamente le foto online tramite il servizio Amazon Cloud.

Official site:  http://www.amazon.com/Fire_Phone_13MP-Camera_32GB/dp/B00EOE0WKQ

OkGlass, dimmi della realtà aumentata…

untitledSe ne chiacchiera da un paio d’anni, Google Glass è un progetto straordinario, trova già mille applicazioni in diversi settori, da quello medico a quello industriale. Non sono ancora in vendita sul mercato consumer ma con il programma Google Glass Explorer Edition gli sviluppatori hanno già messo le mani su un prodotto che promette bene. Un prodotto che presto accompagnerà la quotidiana realtà di noi tutti.

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realtà aumentata?

untitsledLa realtà aumentata (Augmented Reality) è la sovrapposizione di informazioni digitali, siano esse testuali o visive, alla percezione sensoriale umana. Ovvero, attraverso sistemi di proiezione o schermi, viene simulata un’interfaccia visiva, composta da varie informazioni, che va ad “aumentare” quella  che è la percezione di default di un essere umano, determinata dai cinque sensi, in una specifica situazione. Questo è totalmente differente, per esempio, dalla realtà virtuale di “Oculus Rift” (vedi articolo), nella AR la realtà rimane quella che percepiamo direttamente, con l’aggiunta di informazioni contestuali.

nel dettaglio?

google-glass-display-assembly

Nell’immagine si può osservare un piccolo parallelepipedo trasparente, un prisma al suo interno riceve le immagini inviate da un micro proiettore, a loro volta inviate dal software, l’occhio infine fa il resto. Una particolarità di questi occhiali indossabili è la trasmissione dell’audio, nessun auricolare (anche se è possibile utilizzarlo) accade tutto tramite conduzione ossea ovvero la trasmissione del suono attraverso le ossa del cranio all’orecchio interno. Curioso? La conduzione ossea è il motivo per cui ci chiediamo sempre il perché del suono diverso della nostra voce registrata e riprodotta da un dispositivo. Il mistero sta nelle basse frequenze trasmesse dal cranio che a differenza dell’aria riduce il tono e l’intensità della propria voce apparendo diversa alle orecchie altrui o alle proprie nel caso di una registrazione.

per i geek!

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Naselli (disponibili in due dimensioni) regolabili e telaio resistente adattabile a qualsiasi volto, display ad alta risoluzione l’equivalente di uno schermo a 25 pollici ad alta definizione da otto metri di distanza, fotocamera 5 MP, video  720p, audio con trasduttore a conduzione ossea, connettività WiFi – 802.11 b / g , Bluetooth. Archiviazione 12 GB di memoria utilizzabile, sincronizzato con Google cloud storage. 16 GB Flash totale. Batteria un giorno di utilizzo tipico. Alcune funzioni, come la registrazione video, ne riducono la durata. Carica batterie e Cavo Micro USB incluso. Compatibilità mobile con MyGlass app che consente di impostare contatti e altro. È disponibile per Android e iOS. Prezzo? 1500 dollari.

tanta tecnologia in 43g

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Comandi vocali, trasduttore osseo, comandi soft touch, collegamento a internet… insomma questi Glass di bigG sembrano davvero un concentrato di innovazione. Gli usi che se ne possono fare sono molti, ultimamente uno in particolare mi ha colpito si tratta di “Captions” un’ app sviluppata sulle specifiche capacità tecnologiche di Google Glass. Il funzionamento di tale app è semplice, tradurre in tempo reale ciò che l’interlocutore sta dicendo mostrando la traduzione sullo schermo. I settori sono potenzialmente infiniti: turismo,soccorso medico,istruzione, la possibilità di avere una traduzione istantanea per abbattere finalmente le barriere linguistiche. Vi lascio al video.

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Official site: http://www.google.com/glass/start/

 

iPhone6 e Apple Watch.

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Se ne parla da mesi, finalmente è arrivato, in coppia al proprio wearable tech.

dove e come

Il mercato della “tecnologia indossabile” è aperto e le vetrine ancora da riempire, apple vi entra in tempo ma senza grosse novità con il suo Apple Watch. Compagno di viaggio il nuovo iphone 6 e la variante 6 plus che, in questo caso, introduce la società di cupertino alla competizione con le major, offrendo uno smartphone dalle dimensioni più generose e confrontandosi con molti phablet già in commercio.

ecco a voi “iPhone6”

Il display, multi-tuoch da 4,7 e 5,5 pollici per uno spessore di rispettivamente 6,9 mm e 7,1mm. Nuova fotocamera iSight da 8MP con Focus Pixels  sistema operativo iOS 8. Teconologia 4g LTE  e batteria due volte più potente rispetto a quella del 5 s, 19 ore di autonomia rispetto alle vecchie 10. Ritorna il touch-id. Finora specifiche di adeguamento, le novità risiedono nell’ app apple-pay, in coppia alla tecnologia NFC compatibile solo con la suddetta app etc. Apple r-innova.hero_large

ci siamo “Apple Watch”

Display da 1.3 e 1,5 pollici. Tre varianti Apple Watch, Apple Watch Sport, e Apple Watch Edition, quest’ultimo con cassa in oro 18 carati. Messaggi, telefono, mappe. Siri è integrata. Un pacchetto Fitness tracker completo di tutti i sensori utili. La digital crown, ispirata agli orologi analogici offre un nuovo tipo di interazione. Retro compatibile, esclusi 4s e 4. La funzione “glances” (sguardi) permette una rapida visualizzazione delle informazioni. Ricarica wirless etc. Certe funzioni riproposte in chiave Apple.

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sostanzialmente

Apple è sinonimo di design, la mission è raggiungere un target di fascia medio-alta che apprezzi l’eleganza e la semplicità. Nelle ultime mosse però, vedi iphone5c fascia economica per gli standard apple, la scelta, nell’utilizzo di materiali “poveri” come il policarbonato e le molte varianti cromatiche, è sinonimo di evoluzione dell’offerta che il CEO Tim Cook trasmette all’attuale apple watch con tutte le possibili combinazioni a disposizione, dai materiale ai colori.

novità in casa

Apple quindi fa il suo gioco, gettando le fondamenta per un gadget che vede già altri protagonisti sul mercato. Il parco della tecnologia indossabile si compone di diversi modelli e marchi, con funzionalità organizer o fitness. Apple Watch si colloca nel proprio settore,  ovvero quello del gadget raffinato e funzionale pronto a diventare un oggetto di culto, economicamente, abbordabile. Prezzo base 349 dollari.

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Android Auto – Integrazione smartphone auto by Google

Dopo essere entrato nelle nostre case (attraverso il computer) e nelle nostre tasche (grazie agli smartphone), ora Google punta a diventare una presenza costante anche nelle nostre macchine. Il nuovo campo di battaglia dei colossi dell’elettronica, infatti, sembra spostarsi verso i sistemi di integrazione degli smartphone in auto, come dimostrano la presentazione, mercoledì scorso alla conferenza degli sviluppatori Google I/O a San Francisco, di Android Auto. Che è la risposta open source alla piattaforma CarPlay di Apple, annunciata lo scorso marzo al Salone di Ginevra. In entrambi i casi, si tratta di sistemi che permettono di usare cellulare e tablet attraverso i comandi e lo schermo tattile dell’automobile, per mandare messaggi, leggere mail, consultare le mappe o ascoltare musica in streaming.

Obiettivo? Migliorare la sicurezza in auto: maneggiare il telefono è pericolosissimo, oltre che vietato dal Codice della strada. E se è vero, come si legge sul blog di Google, che “la maggior parte delle persone controlla il cellulare più di 150 volte in un giorno”, e che “molti di noi vogliono essere connessi anche quando guidano”, ben vengano sistemi efficaci, chiari, gestibili tramite comandi vocali per restare connessi alla Rete senza distogliere lo sguardo dalla strada. Beninteso, di sistemi per utilizzare i cellulari in auto ne esistono già, ma rispetto a Mirror Link o ad altre piattaforme disponibili sul mercato, i nuovi sistemi Apple e Google promettono un’interazione migliore fra macchina e dispositivi mobili, poiché disegnati appositamente per il relativo sistema operativo. Rispetto alla piattaforma CarPlay, che come da filosofia Apple è un sistema chiuso e oggi funziona solo con gli iPhone 5, 5S e 5C, il sistema di Google ha il vantaggio di sfruttare il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo, di essere personalizzabile e aperto a tutti i produttori di smartphone e tablet e a tutti gli sviluppatori di applicazioni.

Secondo quanto dichiarato dal direttore tecnico di Android Patrick Brady durante la conferenza di presentazione, Android Auto è un’interfaccia ottimizzata per la guida che sfrutta alcune delle applicazioni presenti sul cellulare, il che permette al sistema di aggiornarsi ogni volta che si aggiorna (o si cambia) il telefono. Nella speranza che la piattaforma installata in auto nel 2014 sia in grado di dialogare con gli smartphone che utilizzeremo fra otto o dieci anni…

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Per allargare al massimo il bacino dei suoi utenti, intanto, Google ha fondato la “Open Automotive Alliance”, che riunisce decine di aziende automobilistiche e tecnologiche fra cui i gruppi Fiat-Chrysler (con i marchi Fiat, Abarth, Alfa Romeo, Maserati, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram),Volkswagen (Audi, Volkswagen, Seat, Skoda), General Motors (Chevrolet, Opel), e poi Honda,Mazda, Suzuki, Renault, Nissan e Volvo. Anche Apple ha già raccolto le adesioni di diversi marchi al suo CarPlay (nella foto in basso): quest’anno lo proporrà su veicoli Ferrari, Honda, Hyundai, Mercedes e Volvo, e in futuro anche su BMW, Audi, Citroën, Peugeot, Ford, Jaguar, Land Rover, Kia, Mitsubishi, Opel, Subaru, Suzuki e Toyota. C’è da aspettarsi, però, che nessun costruttore voglia limitare la sua clientela ai possessori di un certo tipo di cellulare e che, col passare dei mesi, tutti si attrezzeranno per proporre entrambe le interfacce.

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L’interesse di Google per le auto, comunque, va oltre la telefonia e l’infotainment automobilistico. Android Auto garantirà innanzitutto la fedeltà degli utenti Android, e dunque permetterà al sistema operativo di mantenere la supremazia nel mondo mobile: visto che cellulari e tablet si cambiano molto più spesso dell’auto, Google invoglierà chi possiede una macchina con Android Auto a restare su un cellulare Android, piuttosto che passare ad un (almeno per ora) incompatibile iPhone. Inoltre, “big G” potrà raccogliere dati sul nostro modo di guidare, scegliere percorsi, utilizzare navigatori e musica in streaming. Una gigantesca mole di informazioni che milioni di dispositivi Android potrebbero raccogliere direttamente sulla strada per facilitare l’azienda californiana nella progettazione della sua Google car a guida autonoma.

Fonte articolo: Il fatto quotidiano 

Recensione Nexus 5 – Il verdetto! (N.B microsim TIM incompatibili!)

Dopo qualche giorno di prova dall’arrivo del nostro Google nexus 5, oggi possiamo proporvi la recensione completa di questo prodotto dalle elevate caratteristiche e dal prezzo contenuto.

Con stile e caratteristiche completamente diverse dalle altre serie Nexus, il Nexus 5 si distingue dagli altri fratelli della serie per le sue forme squadrate e lineari, per i tasti che sono in ceramica, abbastanza sporgenti e filettati e anche per la sua fotocamera.

La velocità e l’affidabilità di questo device sono dovute al nuovo software Android 4.4 KitKat, e al suo hardware di tutto rispetto; processore Snapdragon 800 con CPU Krait 400 quad-core da 2.3Ghz, GPU Adreno 330 con frequenza 450Mhz, Memoria RAM da 2GB e memoria interna da 16 o 32GB. Tutto questo messo assieme offre delle prestazioni e un’affidabilità senza eguagli! (da utente apple accanito, mi sono stupito di fronte alle elevate prestazioni e all’affidabilità d’uso del device). (altro…)

Google Nexus 5 – Il GooglePhonino allo stato brado

Ieri sera alle 19.00 ora italiana Google ha lanciato sul mercato il suo nuovo super device, Google Nexus 5. In collaborazione con LG il nuovo smartphone di casa Google promette super prestazioni e multimedialità da top di gamma a partire da 349€. Quindi possiamo affermare che anche per il prezzo sia da top convenienza! Equipaggiato con il nuovo Android™ 4.4 (KitKat®), con il suo processore quad core da 2.3Ghz e ben 2Gb di memoria Ram a bordo il Nexus 5 è pronto a guadagnarsi l’appellativo di Super GooglePhonino! Noi abbiamo già acquistato la versione da 16Gb  e aspettiamo di riceverlo nelle prossime settimane per recensirlo e mostrarvi le sue effettive qualità, per il momento vi lasciamo al suo video di presentazione e alle caratteristiche tecniche che trovate direttamente nel playStore di Google.

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